Recensione – Homeland 4×10 “13 Hours in Islamabad”

Trama:
Dopo aver attaccato il convoglio che trasportava Carrie e Saul. Haqqani è pronto a far breccia all’interno dell’ambasciata Americana in Pakistan, grazie all’aiuto di Boyde.

Cast:
Claire Danes, Damian Lewis, Mandy Patinkin, Sarita Choudhury, Tracy Letts, F. Murray Abraham, Nazanin Boniadi, Laila Robins e Rupert Friend.

REALISMO SURREALE

13 Hours in Islamabad

Dopo un brevissimo hiatus di due settimane dovuto al Ringraziamento, torna la quarta stagione di Homeland che, non solo è in dirittura d’arrivo, ma è ormai una realtà consolidata contro tutti i dubbi e perplessità che ne affliggevano il debutto. Dopo averci lasciato con un episodio (qui) che non ho avuto paura di definire come il migliore di questa stagione – ma anche tra i migliori in generale. Con 13 Hours in Islamabad giunge l’atteso momento di scoprire cosa ha in serbo Haqqani dopo un piano studiato in ogni minimo particolare. 

La cosa che salta subito all’occhio, che va a sottolineare come la scrittura di Homeland sia sempre in bilico tra realismo ed estrema precisione in alcuni meccanismi che la portano su un piano quasi surreale, poco credibile, sta proprio in ciò che si era pronosticato due settimane addietro: ovvero non si è mai temuto per la vita di Saul e Carrie. Difatti, riallacciandosi sin da subito al cliffhanger, si scopre immediatamente di come Saul e Carrie siano passati indenni all’attacco al convoglio, fatta eccezione per John Redmond che ha perso la vita. Questo cosa comporta? Comporta che l’attenzione – com’è anche giusto che sia – si sia focalizzata completamente sull’ambasciata americana in Pakistan che adesso, sfruttando il passaggio segreto rivelatogli da Boyd, vede Haqqani in procinto di attaccare l’ambasciata.

MINI STORIE

13 Hours in Islamabad

Proprio questo scontro all’ambasciata è il grande protagonista di questa puntata. Metà abbondante di episodio che ha il grande pregio di inscenare questa azione e questa violenza che dilaga, ma che lo fa prendendo ciascun personaggio e facendolo emergere creandogli attorno come una mini storyline all’interno dell’immensa sequenza di Haqqani. Si assiste a tante piccole storie che colpiscono per il grosso lavoro e cura dei dettagli a cui sono stati sottoposti tutti i singoli personaggi.

Si vede così riemerge prepotentemente Quinn, che si conferma sempre più come un personaggio su cui Homeland può tranquillamente fare affidamento. Passando a Lockhart che in maniera ingenua (stupida) sta al gioco di Haqqani, quando era prevedibile che non avrebbe portato a nulla di buono. Ci si sofferma anche sulla coppia Martha/Boyd che deve innanzitutto affrontare la vergogna nei confronti del marito. E successivamente l’incapacità dello stesso di levarsi la vita che, inevitabilmente, è una scelta che avrà delle ripercussioni anche su di lei e sul processo.

AMICIZIE

13 Hours in Islamabad

Nel caos generale causato da Haqqani alla ricerca dei documenti di Sandy Bachman, si assiste alla dipartita della cara Fara. Proprio su Fara bisogna sottolineare il grande lavoro svolto. Prima introducendola egregiamente nella scorsa stagione; e successivamente in questa quarta – soprattutto nella prima metà  – concedendogli spazio per mettere in mostra il proprio talento, facendoci affezionare quel tanto che basta per sentire la sua mancanza. Un’incursione di una brutalità rara da trovare, senza precedenti all’interno della serie.

Finale che provoca una profonda spaccatura tra i protagonisti, in quanto tutti i membri dell’ambasciata Americana in Pakistan fanno ritorno a casa, ma non Carrie. Quinn, vedendo il ritiro, decide di mettersi da solo sulla tracce di Haqqani, “obbligando” moralmente Carrie a restare in Pakistan per non abbandonare il collega. Una situazione che preannuncia di riservarne delle belle per il finale di stagione. Rafforzato dal fatto di avere due interpreti come Claire Daines e Rupert Friend che si trovano benissimo su schermo e con quest’ultimo in grandissimo spolvero.

COMMENTO:

Con questa quarta stagione di Homeland si rischia sempre di ripetersi. Difatti 13 Hours in Islamabad è un episodio dalla grandissima intensità e violenza bruta, che non si risparmia in termini di sacrificare personaggi, e che lo fa con una cura, un approfondimento dei singoli che non fanno altro che dare maggiore enfasi alla storia. Haqqani che vince e convince, ma una controparte della CIA (capitanata da Carrie, ma soprattutto Quinn) che non si vede l’ora di vedere in azione.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.5

Voto

9.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.