Recensione – Raya e l’ultimo Drago

Trama:
Quando le forze del male giunsero a minacciare il regno, i draghi si sacrificarono per salvare l’umanità. Oggi, dopo 500 anni, quelle stesse forze maligne sono tornate e spetta a Raya, guerriera solitaria, trovare l’ultimo leggendario drago per riunire regni e popolazioni divisi da tempo.

Cast (Voce):
Awkwafina, Kelly Marie Tran, Gemma Chan, Alan Tudyk, Daniel Dae Kim, Benedict Wong, Sandra Oh, Lucille Soong e Thalia Tran.

GIUDIZIO IN BILICO

Recensione Raya Drago

Non so spiegarvi esattamente il perché, ma ho la sensazione che Raya e l’ultimo Drago sarà uno di quei film che rivaluterò nel tempo. Vuoi per la storia, il design o altro, ma sono proprio convinto che ne cambierò il giudizio – ovviamente intendo personalmente, non qui sul sito. Facendo un passo indietro su gran parte del lavoro svolto da Don Hall e Carlos López Estrada. Dico ciò perché, almeno a caldo – ma lo vedrete in questa recensione – Raya e l’ultimo Drago mi è sembrato un film interessante ma derivativo, con problemi e inciampi abbastanza vistosi. Colpa del coronavirus? Non saprei, credo di sì perché si è lavorato in remoto e certi momenti trasudano un lavoro grezzo, ma partiamo con questa recensione di Raya e l’ultimo Drago partendo dall’inizio.

Raya e l’ultimo Drago è il 59º Classico Disney dopo i sequel di Ralph e Frozen, nuovo film originale dopo lo splendido Oceania del 2016. Cinque anni di progresso, sperimentazione nel campo dell’animazione che, tra Disney e Pixar, culminano in Raya che ha un lato artistico davvero fuori parametro e ispirato, meno sotto il punto di vista tecnico – soprattutto se paragonato al recente Soul.

Annunciato ufficiosamente nel 2018, ufficialmente nel 2019 al D23 Expo con un nuovo titolo, nuova sceneggiatura e arrangiamenti vari. Raya in mezzo a tutta la confusione generata dal Covid-19 ha visto la propria uscita ibrida tra la sala e lo streaming a pagamento su Disney+. Io, essendo che mi piace supportare il cinema in questo periodo di chiusura, non sono riuscito a trattenermi dall’acquistarlo. Ecco allora che ve ne posso parlare liberamente in attesa che nelle prossime settimane arrivi al cinema (forse) e nei prossimi mesi incluso “gratuitamente” nell’abbonamento Disney+.

RAINBOW CGI

Recensione Raya Drago

Raya è ambientato nel regno di Kumandra, un luogo nel quale gli umani vivono in armonia con i draghi, creature magiche che assicurano acqua, pioggia e pace. In seguito a nefasti eventi generati da spiriti maligni chiamati Druun, i draghi salvano l’umanità al costo di finire tutti quanti pietrificati. Sisu, l’ultimo drago, racchiude il potere magico in una luminosa pietra che spezza via i Drunn e rianima le persone pietrificate, ma non i draghi. Il problema di questa gemma è che essa non rappresenta una fonte d’ispirazione per il regno, finendo come oggetto conteso dagli umani che dividono il regno in cinque regioni, ciascuna con il nome di una parte di drago: Coda, Artiglio, Zanna, Dorso e Cuore. Regni divisi che dovranno essere riuniti da Raya, guerriera solitaria a cui spetta l’arduo compito di sconfiggere il ritorno delle forze del male, e di popolazioni sempre più divise tra loro.

La premessa di Raya è delle più affascinanti. Un film d’animazione fantasy che prende piena ispirazione dalle culture asiatiche, vietnamite, filippine e di gran parte del sud-est asiatico. E sotto questo aspetto non delude, mai. Non lo fa perché in contrasto a tempi recenti, ha un’ispirazione e un design sempre fresco e riuscito, meno quello dei personaggi. Il problema, come dicevo in apertura, è la tecnica. Per ambienti, paesaggi e una linea estetica coerente e di livello, ci sono i personaggi che sono di un piattume disarmante, come se fossero realizzati da un’altra azienda.

Questo non per i principali, ma ci sono secondari che ricoprono ruoli fondamentali nella storia che sembrano usciti dallo studio Rainbow CGI. Un’iperbole, ma abituati ad un certo standard sorprende una così poca cura – vedasi l’immagine. Discorso non dissimile riguardo le animazioni, parecchio macchinose e non proprio fluidissime, anche alla luce del genere di film.

ASSENZA DI COSTRUZIONE

Recensione Raya Drago

Ma se la tecnica non mi ha convinto, veniamo alla storia che, ahimè, non lo ha fatto altrettanto. Non è l’essere una storia standard senza particolari picchi il problema, ma che lo è richiamando, copiando e attingendo a situazioni Disney viste e riviste. Tralasciando la seconda parte – sul quale ci arriverò più avanti in questa recensione – Raya e l’Ultimo Drago soffre di un’inconsistenza allarmante. Le idee, gli eventi, le basi della storia, sono tutte buttate lì senza impegnarsi di dare quel tocco nuovo o comunque inedito. Ogni situazione pecca di una costruzione degna di nota ma preferisce andare sempre al ribasso preferendogli un pubblico più piccolo che adulto.

Sono scelte che ci possono stare ma, personalmente, abituato ormai ad un certo tipo di produzioni, mi aspettavo altro. Anche perché ciò che mi ha più straniato è proprio la poca cura riservata ai personaggi che non siano Raya o Sisu. Non c’è neanche il minimo impegno per offrirgli un background solido o una psiche interessante. Che ci sia il personaggio scanzonato, divertente e più trasversale, ci può anche stare. Ma che personaggi secondari – che hanno ruoli cruciali – si dimenticano una volta usciti dallo schermo e, quando appaiono, non trasmettono proprio nulla, è un qualcosa che dalla Disney non mi aspetto. L’aspetto però positivo di Raya è il suo femminismo non ostentato, ovvero, adesso vi spiego.

SECONDA METÀ

Recensione Raya Drago

Se ormai in tempi recenti c’è sempre il bisogno di giustificare la presenza di una donna, l’assenza di un uomo e via discorrendo. Raya abbassa la testa e se ne infischia di ciò. Ha una storia che ruota attorno a lei, facendo a meno della figura dell’uomo in un modo così naturale che neanche viene in mente di chiedersi il perché o si senta la mancanza. Molti si potrebbero lamentare che la figura maschile sia giusto un riempitivo, sempre ferma e infantile – perché è così – ma sinceramente chi se ne frega, ai tempi di Mulan, Frozen ecc.. non si era così stupidi da porsi tale quesito.

Elementi positivi che si riscontrano invece nella seconda parte di pellicola, di gran lunga più riuscita, ispirata e con un bellissimo messaggio di mezzo. “L’insegnamento” del film sì, viene rivangato all’inverosimile dal primo all’ultimo minuto, però rispetto ad altre situazioni lo giustifico anche perché ben inserito. Un clima attorno al fulcro del film che si riesce ad esaltare in una seconda metà nel quale i personaggi (finalmente) interagiscono fra di loro, lasciando da parte il divertimento e aspetti narrativi superficiali, trattando Raya come un prodotto maturo.

Un po’ come accantonare tutta la confusione citata precedentemente (il design, il lato artistico, le animazioni, le musiche) focalizzandosi su ciò che conta davvero, il cuore del film e le sue emozioni. Un aspetto che incomprensibilmente è stato accantonato. Ma che fortunatamente ha trovato una sua forma (riuscita) in una seconda parte e in una chiusura molto meno confusionaria e più messa a fuoco che la rende una produzione apprezzabile, ma non del tutto.

COMMENTO:

Probabilmente se non avessi pagato per accedere “all’anteprima VIP” il nuovo Classico Disney non mi avrebbe lasciato così scottato. Invece Raya e l’ultimo Drago, come avete visto in questa recensione, mi ha deluso in gran parte pur riconoscendone meriti oggettivi e non scontati. Difatti puntando ad un target più per piccoli che adulti, Raya è vittima di una storia inconsistente, canonica e senza particolari picchi. A questo si aggiunge una tecnica d’animazione molto grezza e per nulla esaltante. Fortuna però che la pellicola viene tenuta a galla da una seconda metà matura, riuscita e con un bellissimo messaggio di fondo. Questo unito ad un comparto artistico ispirato e davvero fuori parametro. Peccato non averci creduto e aver rischiato sin dall’inizio.

Giudizio Finale

Buono
7.2

Cast

6.5/10

Regia

7.8/10

Sceneggiatura

7.3/10

Montaggio

7.5/10

Colonna Sonora

6.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.