Recensione – Speravo de morì prima

Trama:
Nel 2016, all’alba dei quarant’anni, il calciatore della AS Roma Francesco Totti non è più il giocatore di una volta. Sa che il momento in cui dovrà ritirarsi si avvicina, ma spera di poter giocare ancora qualche anno. Il ritorno alla Roma dell’allenatore Luciano Spalletti mette a rischio i piani di Totti. Spalletti, un tempo suo grande estimatore e amico, agli occhi di Totti è un uomo diverso, aggressivo, e Totti deve lottare per poter continuare a giocare e dire addio al calcio secondo le sue regole.

Cast:
Pietro Castellitto, Greta Scarano, Gianmarco Tognazzi, Monica Guerritore, Eugenia Costantini, Giorgio Colangeli e Federico Tocci.

ORO COLATO

Speravo de morì prima

Con l’aumento esponenziale negli ultimi anni di produzioni per il piccolo schermo, bisogna ammettere come ci si imbatta in un po’ di tutto. Tra programmi trash, reality, documentari, serie limitate e via discorrendo, ce n’è davvero per tutti i gusti e, Speravo de morì prima, appartiene a quella nicchia estremista-televisiva. Lo è perché si parla di una miniserie televisiva italiana basata sull’autobiografia “Un Capitano“, scritta da Francesco Totti in collaborazione con Paolo Condò. Una produzione sorprendente per il “coraggio” nell’investire su del materiale che, diciamocelo chiaramente, era assurdo pensare potesse essere trasposto su schermo, soprattutto nell’ottica di una certa precocità della cosa (essendosi ritirato soli quattro anni fa).

Invece però, contro ogni pronostico, Speravo de morì Prima è meno brutta e insensata di quanto ci si potesse immaginare. Non è chiaramente una serie delicata, ragionata o il nuovo Trono di Spade. Ma nella sua assurdità di fondo è riuscita a darsi un’impostazione godibile con un suo senso compiuto. Certo, non farà straccare le vesti, così come chi non è patito di calcio (o di Totti) ne capirà appieno certe finezze. Ma per le premesse da cui si era partiti: è autentico oro colato.

LUCIANONE

Speravo de morì prima

Speravo de morì prima si concentra sugli ultimi anni di carriera di Totti nella Roma. Al netto dei primi episodi, che lasciavano presagire altro, questa premessa è stata ampiamente rispettata focalizzandosi effettivamente sui suoi ultimi anni da calciatore e tutto il contorno che ne derivava. Dico al netto dei primi episodi perché, per com’era stata impostata all’inizio, la serie sembrava più una riproduzione della storica faida tra “Er Pupone” e il noto allenatore Spalletti, ritornato alla squadra capitolina nel 2016 dopo anni brillanti alla guida tra il 2005 e il 2009. Un rapporto intimissimo alla prima esperienza di Luciano alla Roma, ma un inferno al suo ritorno. Diverbi, litigi e continue discussioni con quello che è un autentico imperatore Romano: Francesco Totti.

Questo aspetto, premettendo che io sono un appassionato di calcio e tutto il caso Totti- Spalletti lo ricordavo benissimo, è stato replicato in maniera eccezionale. Invero, molti potrebbero non comprenderne il fascino – come ogni cosa, se si conoscono i fatti da cui sono ispirati tutto ha più gusto. Ma sarei falso se dicessi che questo aspetto della serie non mi ha affatto esaltato, perché è proprio fatto bene. Pietro Castellitto – ci torno più avanti – bravissimo nei panni di Totti, ma Gianmarco Tognazzi in quelli di Spalletti è davvero la copia carbone con movenze, dizione e impostazione del personaggio che rasenta la perfezione.

Poi il tono dello scontro sempre sopra le righe, caricaturale ed esagerata, è ficcante per ciò che accadeva giornalmente tra i due. Tralasciando però questo aspetto – che comunque basterà agli amanti – Speravo de morì prima è una serie con molto altro. Autoreferenziale e grottesca per ampi tratti, consapevole di esserla senza mai tirare il freno e, anzi, caricando colpo su colpo rendendosi memorabile proprio per la sua “coattaggine” di fondo.

OH CAPITANO! MIO CAPITANO

Speravo de morì prima

Può sembrare un aspetto negativo, ma in realtà la scelta di dargli questo tono è perfetta perché la rende diversa da ciò che ci si poteva aspettare. Ecco allora che lo spirito di un Antonio Cassano che compare nel sonno a Francè per portarlo sulla retta via del ritiro, assume delle tinte meno stupide. Poi ovvio che, soprattutto nel caso di Cassano – bravissimo anche qui Gabriel Montesi – siano situazioni che uno si chiede cosa stia guardando. Ma meglio un qualcosa di memorabile per la sua assurdità, che qualcosa di dimenticabile perché anonimo.

Memorabilia che si riscontra anche nel passato di Totti, la sua infanzia, la storia con Ilary e tutto ciò che porterà al ritiro. Nulla di trascendentale, ovviamente. Ma anche qui si è decisa una linea caricaturale, paragonando spesso Totti ad un Messia o ad esempio una scena che ricalcava L’attimo Fuggente che ho trovato onesta perché mi immagino i romanisti davvero così. Per il resto la serie si muove tra i suoi “alti” – per il tipo di produzione – così come i suoi interpreti.

Centrale nella storia è infatti la storia d’amore di Totti con la Blasi, un amore che viene mostrato nella sua particolarità di quando si ha a che fare con due personaggi famosi del genere. Ad essere sincero, non mi è dispiaciuta, anche se Greta Scarano l’ho trovata la più debole – sarà anche per la poca somiglianza con Ilary. Discorso diverso per Castellitto. Non identico a Totti, ma che è riuscito a replicarne i tratti in maniera pressoché perfetta, soprattutto con una faccia genuina, quasi ingenua e una voce che rasenta la perfezione – certo però che il mixaggio di quando parla si sarebbe potuto migliorare, visto che è molto bassino, a tratti incomprensibile.

COMMENTO:

Contro ogni pronostico Speravo de morì prima è una serie divertente, surreale e ben confezionata. Divisa tra chi l’amerà perché amante di Totti o del calcio; oppure chi è alla ricerca di qualcosa di grottesco, la serie riesce a distinguersi offrendo un prodotto diverso dal solito. Sa di essere mediocre. Ma lo sa rendendosi memorabile per un tono e una cifra stilistica caricaturale che è davvero ben fatta. Nulla di realmente epico, ma si lascia guardare e intrattiene di gran gusto. Tutte scelte correlate ad un cast azzeccatissimo, nel quale Castellitto e Tognazzi replicano perfettamente uno scontro calcistico topico per i fan del pallone (e non).

Giudizio Finale:

Buono
7.5

Cast

8.0/10

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

7.2/10

Montaggio

7.3/10

Colonna Sonora

7.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.