Recensione – Extant (Stagione 1)

Trama:
Molly Woods è un’astronauta che, dopo una missione in solitaria nello spazio di tredici mesi, è determinata a riadattarsi alla vita sulla Terra. Tuttavia, la sua missione cela esperienze inquietanti destinate a cambiare il corso dell’umanità. Molly non è infatti rimasta tutto il tempo da sola nello spazio, ma ha fatto ritorno a casa incinta.

Cast:
Halle Berry, Goran Višnjić, Pierce Gagnon, Camryn Manheim, Hiroyuki Sanada, Grace Gummer, Michael O’Neill e Jeffrey Dean Morgan.

OCCASIONE MANCATA

Extant Prima Stagione

La prima stagione di Extant è stata tanto attesa, quanto odiata una volta andata in onda. Serie fantascientifica ideata da Mickey Fisher e co-prodotta da Steven Spielberg, con protagonista la premio Oscar Halle Berry. Extant ha avuto un’attenzione tutta sua grazie ai grandi nomi coinvolti e ad una trama piuttosto interessante. “Ha avuto” perché, nonostante non sia stata cancellata, in questo percorso durato ben tredici episodi mostra tutte le sue debolezze.

Ma cominciamo con il dire che la prima stagione di Extant non è stata sempre così. Difatti per quanto adesso il tutto abbia un gusto ancora più amaro per l’occasione mancata, i primi episodi sono stati molto coinvolgenti. Magari non perfetti sotto il punto di vista narrativo e di profondità dei personaggi, ma avevano dietro un background solidissimo con scene fantascientifiche anni ’90 che erano un piacere da vedere. Questo unito ad un’atmosfera che trasudava mistero e fantascienza da ogni singolo fotogramma. Insieme ad una storia tutto sommato gradevole che faceva anche chiudere un occhio sui vistosi problemi che la minavano sin dal primissimo episodio. Peccato che successivamente quei tanti elementi positivi si siano andati perdendo, facendo largo a difetti che hanno rischiato di non fargli concludere la prima stagione.

STUDIO PASSIVO

Extant Prima Stagione

Si parla di background solido e di una storia tutto sommato gradevole, ma andando avanti si è accantonato completamente quell’aspetto fantascientifico-retrò. Si è preferito dare alla storia una piega del tutto diversa, buttata là, con elementi di cui non si capisce completamente l’utilità e che sottraggono tempo e spazio prezioso che si sarebbe potuto utilizzare per approfondire certe sottotrame – o i personaggi ad esempio. Proprio questi due aspetti sono stati croce e delizia di Extant. Elementi che nascono come pilastri portanti di tutta la struttura, ma che sulla lunga distanza hanno evidenziato i propri limiti e scelte completamente sbagliate.

A partire dal trasformare una serie che nasce come sci-fi – anche piuttosto riuscita inizialmente – in un qualcosa impossibile da indentificare. Un minestrone di ingredienti messi a caso che si ricorda la propria identità solo alla fine, quando ormai il danno è stato abbondantemente fatto. A questo va ad aggiungersi una sceneggiatura che mostra dei buchi piuttosto notevoli, introducendo storie opposte all’essenza di Extant e trattando argomenti che uno più volte si va a domandare dove vogliano andare a parare – da nessuna parte.

Questi danni si estendono anche nella caratterizzazione dei personaggi, campanello d’allarme sin dal primo episodio della prima stagione di Extant. Studio dei personaggi che evidenzia una piattezza dei singoli con performance rivedibili. Con una costruzione dietro per niente intrigante e interessante, ma che tuttavia godevano del “beneficio del dubbio” in quanto era il primo episodio e tutto poteva migliorare.

CONFUCIO

Extant Prima Stagione

Purtroppo però così non è, riuscendo a peggiorare il tutto dopo. Se infatti i personaggi di John Woods, Sam Barton, Alvin Sparks e altri sono rimasti confinati nella loro staticità e mediocrità; successivamente si assiste ad un “via vai” dei personaggi inspiegabile – come Hiroyuki Sanada nei panni dell’interessante Hideki Yasumoto – ma anche all’ingresso di personaggi non solo inutili, ma che si portano dietro una storyline che centra ben poco Extant e questa prima stagione – leggasi Odin James (Charlie Bewley).

Da questo problema dei personaggi sfuggono in parte Molly e suo “figlio” Ethan (Pierce Gagnon). La prima che, nonostante un inizio convincente, viene completamente abbandonata al proprio destino ma che, grazie ad Halle Berry, non solo riesce a sostenere un personaggio piatto, ma riesce a renderlo più interessante di quello che è realmente. Sul secondo invece si ha praticamente gran parte della stagione passata a sprecare letteralmente il suo potenziale, con la differenza che il bambino robot nel finale ha una trasformazione sia recitativa, che proprio nel personaggio, che lo porta ad un livello davvero alto, soprattutto in ottica della seconda stagione.

Per quanto riguarda il resto bisogna dire come la troupe di Extant, consapevole del lavoro svolto non esattamente eccelso, ha giocato un po’ di furbizia offrendo un finale conclusivo qualora la serie fosse stata cancellata, ma lasciando degli elementi aperti per un eventuale rinnovo. Proprio questa scelta ha regalato un finale di serie convincente che ritorna alle origini e che propone qualcosa di nuovo. Riuscendo a mettere in secondo piano i problemi che l’hanno perennemente attanagliata.

COMMENTO:

Extant si può tranquillamente affiancare a quella lunga lista di serie dal grosso potenziale…sprecato.  Serie che potevano dire la sua, ma che è rimasta rinchiusa nella mediocrità. Partita in maniera convincente con un’atmosfera sci-fi dal gusto retrò riuscitissima (anche dal punto di vista estetico). Extant soffre poi di grossi buchi di sceneggiatura e scelte che definire banali è alquanto riduttivo. Il tutto accompagnato da un ritmo perennemente altalenante e che trasforma un personaggio da utile a inutile – ma anche viceversa – con fin troppa facilità e senza una minima costruzione. Serie che comunque fa il suo dovere – per chi non a troppe pretese. E che può vantare di una Halle Berry in splendida forma.

Giudizio Finale:

Mediocre
5.7

Cast

6.8/10

Regia

6.5/10

Sceneggiatura

4.8/10

Montaggio

5.0/10

Colonna Sonora

5.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.